Ayurveda e Yoga: discipline realmente sorelle? Parte 1/2

Aggiornato il: mag 3

Yoga (dal sanscrito ‹i̯óoġa› che significa «unione, congiunzione (dell’uomo con la divinità), metodo») e Ayurveda (dal sanscrito, composta di āyur «vita» e veda «scienza (sacra)»; propriamente «scienza (sacra) della vita») sono discipline inserite spesso tra le medicine e terapie non convenzionali.

Nel 2014, il governo indiano ha istituito un ministero che si occupa delle principali medicine tradizionali presenti nel Paese, l’AYUSH (ayurveda, yoga, naturopatia, unani, siddha e omeopatia). Si prefigge di coordinare i sistemi medici tradizionali indiani e l’omeopatia, considerata dunque al pari di essi, con particolare attenzione ai settori della ricerca e dell’educazione. Infatti, un ampio spettro di ricerche ben eterogenee su tali discipline, ed in particolare sui sistemi di yoga e ayurveda, sono fioriti all’interno di istituzioni e dipartimenti universitari indiani e hanno favorito lo sviluppo in tal senso anche in istituzioni estere. In letteratura, frequentemente ci si riferisce alla medicina ayurvedica e alla yoga terapia, considerando le due attività affini.


In Europa, le due discipline vengono spesso nominate insieme, e nelle varie proposte di terapia e cura i principi dell’una sono presentati come affini ed omogenei a quelli dell’altra. Inoltre, frequentemente i praticanti dell’una sono avvezzi anche all’altra e viceversa. Infatti, le due discipline sono state anche definite sorelle, perché condividono molte caratteristiche e hanno origini rintracciabili nello stesso humus culturale. Tuttavia, non è un’associazione scontata, o quanto meno deve essere formulata con maggiori precisazioni.


In questo breve articolo ci chiediamo se yoga e ayurveda siano due discipline realmente tanto affini tra loro, se si tratti di medicine o terapie e in che modo possiamo comprenderle. Una medicina, infatti, è una scienza che ha per oggetto la cura e la prevenzione delle malattie; una terapia, invece, è lo studio e l’attuazione di metodi per contrastare una malattia (definizioni consultabili in vocabolario Treccani). Per decidere come considerare yoga e ayurveda, è necessario conoscere almeno brevemente la loro storia, per quanto possibile date le fonti note, le loro finalità e la loro costituzione, oltre che la loro diffusione e il loro sviluppo nel contesto culturale presente e non esclusivamente in India.




Ayurveda: un po' di storia...


L’ayurveda ha le sue radici nei Veda, antichi testi sacri in cui è trascritta una tradizione precedentemente orale e trasmessa da maestro a discepolo. Precisamente in Yajur Veda, Rig Veda, Sam Veda, and Atharva Veda si trovano le conoscenze sugli usi medicinali di innumerevoli piante e conoscenze mediche che si ritengono direttamente ricevute da Lord Indra. Le conoscenze vediche sono state poi riunite in testi successivi, come ad esempio Chakara Samhita (compilato prima del 2° seco a.C.) che descrive tutti gli aspetti principali della medicina ayurvedica, e Sushruta Samhita (forse 6° sec. A.C.), che si occupa delle pratiche chirurgiche. Tali conoscenze sono state poi sviluppate all’interno dei sistemi filosofici indiani Samkhya, Vaisheshika e Nyaya, scuole logiche che si focalizzavano su aspetti epistemologici e linguistici per stabilire quali fossero i reali mezzi di conoscenza (per esempio, comprendendo quanto affidarsi all’esperienza percettiva e quanto invece alle regole del ragionamento). La filosofia Samkhya ha diffuso la disciplina secondo un’ontologia dualista ed un’interpretazione metafisica su cui sviluppare la teoria degli umori che è tra i cardini dell’ayurveda. Queste scuole hanno analizzato come rapportare la conoscenza della condizione del paziente e della malattia per procedere al corretto trattamento sulla base di distinzioni categoriali delle qualità.


...e di filosofia


Nel quadro epistemico tradizionale, l’ayurveda condivide la psico-cosmogonia presente nei Veda e rielaborata dalla filosofia Samkhya secondo cui l’essere umano è un vero e proprio micro-cosmo, analogo al macro-cosmo di cui è parte e da cui viene.

Questo, per riassumere in maniera semplificata, vede la sua formazione a partire da un’entità mobile e mutevole (prakrity) che si concretizza in tre qualità (i tre guņa) le cui combinazioni si attuano in elementi (dhatu) che danno poi il via alla costituzioni di umori (dosha) ed enti.

Prakrity è distinta da Purusha, concetto che sussume il non-mutevole, lo stato originario e verità a cui tornare per estinguere la sofferenza. Si vede quindi che il mondo fenomenico, e noi in quanto sue manifestazioni, appartiene completamente alla mutevolezza di prakrity e comprende tutti gli aspetti mentali e psicologici, quelli spirituali e quelli fisici. La mente, come anche il corpo, sono composti da combinazioni degli stessi guņa. Inoltre, l’individuo, in quanto specchio del macro-cosmo, non è un semplice composto di mente e materia ma un complesso di strati interconnessi dal più grossolano al più fine: dallo strato corporeo/alimentare a quello causale e spirituale, passando per lo strato di energia sottile (prana) e lo strato psichico (mano) e della coscienza (vijñana). L’individuo sta bene quando i suoi dosha sono in equilibrio, dunque quando tutti i suoi strati sono in equilibrio.

Ayurveda: una medicina


La scienza medica, dunque si occupa di tutti gli aspetti dell'individuo, non esclusivamente della cura dello strato grossolano. Quindi è definibile una disciplina olistica [da ὅλος, ὁλο- «tutto»; lat. scient. holo] laddove l’individuo è considerato nella sua integra totalità e le sue caratteristiche sono equamente considerate sia nelle fasi di studio delle patologie, che in quelle di diagnosi, scelta della terapia e prognosi. L’ayurveda è alle sue origini un sistema medico vero e proprio, poiché il suo scopo è quello di studiare le malattie, la loro prevenzione e i metodi per contrastarlo. Possiede infatti un proprio quadro epistemico che permette di dirimere le fasi eziologiche, diagnostiche e le scelte terapeutiche. È dunque possibile definire questa disciplina come una medicina tradizionale.





Strumenti e tecniche


Gli strumenti dell’ayurveda sono eterogenei, come le tipologie di disequilibrio e i diversi aspetti dell’individuo da curare. Dal punto di vista diagnostico, gli strumenti fisici variano da una valutazione dell’aspetto globale dell’individuo (per esempio tratti fisiognomici, abitudini alimentari ed escretorie) a tecniche specifiche quali ascolto del polso, osservazione delle colorazioni corporee o altre alterazioni in pelle e occhi, valutazione delle funzionalità respiratorie. Tali tecniche sono accompagnate da indagini sulle abitudini del paziente, sul suo carattere, sul tipo di emotività, sulle modalità di esistenza e le credenze devozionali, raccogliendo inoltre ogni tipo di informazione sull’individuo che possa aiutare ad individuare quali tipologie di disequilibrio sta sviluppando. Dal punto di vista terapeutico, gli strumenti variano dall’impostazione di un regime alimentare individuale all’assunzione di piante terapeutiche, passando per purificazioni del corpo (digiuno o altre tecniche provocanti evacuazione degli organi), la pratica attiva di posture psico-fisiche (asana) e tecniche di massaggio corporeo, tecniche di controllo e modifica del respiro (pranayama), purificazioni mentali (pratica del silenzio e dell’isolamento), tecniche di meditazione, tecniche devozionali e precetti di condotta morale ed etica. Anche gli strumenti terapeutici si indirizzano a riequilibrare tutti gli strati caratterizzanti l’individuo. Queste tecniche sono applicate dalla persona in maniera consapevole e cosciente, dunque apprese e adottate all’interno della propria modalità di esistenza. Questo è necessario poiché l’ayurveda non è una disciplina che si limita a curare malattie conclamate in stadio attivo ma a indagare l’individuo nel suo percorso per mantenerlo in equilibrio consentendone la realizzazione.





Ayurveda oggi: modernità e globalità


Secondo recenti definizioni, oggi è possibile distinguere tra ayurveda moderna e ayurveda globale. Con la prima, possiamo riferirci all’ayurveda praticata in India, e che ha origine con il processo di rivitalizzazione della disciplina e la sua istituzionalizzazione nel 19esimo secolo. L’ayurveda moderna è il frutto di una rivalutazione delle medicine tradizionali indiane contrapposte alla medicina importata dai coloni britannici e che oggi, invece, dialoga con la scienza biomedica. Se da un lato si vede che nelle istituzioni il confronto con la biomedicina e i suoi metodi è una costante, dall’altro ne si rivendica un’autonomia e la non assimilazione al quadro epistemico della biomedicina: il proprio lessico e l’ontologia vengono preservati e confrontati alla ricerca di una sorta di linguaggio ponte tra i due sistemi. L’ayurveda globale, invece, individua le conoscenze ayurvediche che si sono diffuse esternamente all’India dal 16esimo secolo, come la farmacopea ayurvedica, ad oggi con la corrente New Age.

Oggi possiamo vedere come le conoscenze in farmacopea ayurvedica abbiano contribuito alla diffusione nel mercato globale i prodotti fitoterapici; tali prodotti non sono commercializzati in virtù di proprietà appartenenti all’epistemologia ayurvedica ma in virtù di proprietà appartenenti a meccanismi d’azione descritti dall’epistemologia delle scienze mediche convenzionali occidentali. Si tratta di fitoprodotti etichettati come ayurvedici.

Diversamente avviene per l’ayurveda globale New Age. Questa corrente, seguendo la definizione del ricercatore in materia Kenneth G. Zysk, è caratterizzata da:

-attaccamento ad un sistema considerato tradizionale;

-enfasi particolare è data agli aspetti spirituali della disciplina, soprattutto in riferimento alla religione hindu;

-convinzione di scientificità sulla base di una supposta efficacia di cui si sottolinea la sicurezza in virtù della mera mancanza d’uso di tecnologie biochimiche.


L’ayurveda globale è proposta quindi come stile di vita salutare su base tradizionale e scientificamente efficace, contrapposta alle cure convenzionali biomediche che sono descritte come portatrici di effetti collaterali e rischi, disattente alla prevenzione e dedite esclusivamente alla cura di malattie già conclamate. Questa è l’ayurveda che si commercializza negli USA e in Europa.

Questa è l’ayurveda che nella stessa India è stata rielaborata ad uso del settore turistico, come strumento di attrazione in centri benessere, legandola quindi anche ad aspetti estetici. Per questo, ad esempio, si è avuta una notevole diffusione del massaggio ayurvedico, oggi molto praticato per scopi estetici ed inserito nel commercio del wellness che si è sviluppato notevolmente nell’ultimo decennio. Prendendo tale tecnica come esempio, sarà chiaro che essa è stata estratta dal suo contesto epistemico per essere utilizzata in un contesto che non ne condivide nulla, in virtù di un bene dell’individuo che è definito sulla base di criteri diversi.

L'ayurveda è nata come medicina in senso pieno. Possiamo quindi chiederci se i suoi sviluppi contemporanei hanno tutti diritto ad esser considerati scienze mediche. L'ayuveda moderna sembrerebbe ben candidata, più dubbi potrebbero esserci per quella che abbiamo definito l'ayurveda globale di stampo new age. Tuttavia, una decisione affrettata potrebbe essere un pregiudizio.


Inoltre, abbiamo nuove domande ora. Quale di queste correnti dell’ayurveda è la supposta sorella dello yoga? E quale il ruolo dello yoga? Di quale yoga?


Saranno questi i temi cardine della seconda parte dell’articolo.

Iscrivetevi al sito, in basso nella pagina, per restare aggiornati sulla sua uscita, che avverrà a brevissimo!

Iscriviti a Centro Studi Asclepio

© 2020 by CENTROSTUDIASCLEPIO Proudly created with Wix.com

  • Facebook
  • Instagram