La musica come terapia#2

Autrice: Elisa vignando

Cenni storico-antropologici

Ogni società definisce in modo diverso cosa sono salute e malattia ed in base a ciò si sono sviluppati concetti di terapia diversificati.[1] Dai tempi antichi la musica, intesa come mezzo di guarigione o terapeutico, ha giocato un ruolo più o meno importante in molte società: tra concezioni mitico-magiche, pratiche sciamaniche e idee di guarigione e armonia cosmologica o religiose, l’ampio spettro varia tra concezioni che attribuiscono un aspetto guaritivo all’energia fisica sonora della musica stessa e quelle per cui il potere guaritivo di un mediatore/guaritore diviene efficace in primo luogo attraverso il veicolo della musica. La presenza della musica con fini terapeutici si può ritrovare in molte fonti antiche, per esempio:

- Nel Vecchio Testamento il giovane Davide avrebbe applicato la musica come mezzo terapeutico al Re Saul che soffriva di depressione attraverso i suoni delicati e curativi dell’arpa;

- Il canto di Orfeo accompagnato con la Lira porta una testimonianza alla musica luttuosa che può muovere persino gli dei;

- I Mantra della tradizione Hindu sono basati sull’idea che particolari parole, testi e suoni rappresentino un potente mezzo del pensiero, in quanto in ripetizioni ritualizzate i pensieri divengono, in un modo magico-religioso, diretta realtà.

[1] Preface: Music and Healing in Transcultural Perspectives in «The World of Music Journal of the Department of Ethnomusicology Ott-Friedrich University of Bamberg», vol. 39 (1)-1997, Berlin, VWB-Verlag für Wissenschaft und Bildung ediz


I concetti di armonia includono l’idea di salute e a loro volta riflettono la concezione culturale dominante di una società, sia che siano di natura religioso-filosofica, filosofica o psicologica. La musica è considerata, in molte culture, come un potente mediatore tra corpo (physis/forma dell’essere), spirito (psiche/trascendenza) ed anima (metafisica/leggi del cosmo). In base a tale concezione, la musica funziona direttamente come agente terapeutico:


- sia nella forma ricettivo-passiva, cioè del sentire e dell’ascoltare, come stimolo o catarsi;

- sia nella forma attivo-riproduttiva, cioè del fare musica, suonare ed improvvisare, da soli per se stessi, o come parte di una rete relazionata di un gruppo.

Oltre all’idea dell’effetto catartico della musica, si è sviluppata anche l’idea che la musica e i suoni possano esercitare effetti attivanti, ordinanti e coordinanti: la musica è “nutrimento per l’anima” perché, attraverso una connessione tra corpo ed anima, produce un buono stato spirituale, aiuta ad indurre il sonno, calma o aiuta a dimenticare il dolore.




I principi della guarigione attraverso il suono

Sono stati provati empiricamente, gli effetti della musica sui processi vegetativi, come la pressione sanguigna, il ritmo cardiaco, la respirazione e la tensione muscolare. È stato rilevato che l’uso di determinate frequenze comporta numerosi vantaggi, nei processi di guarigione.

Innanzitutto il suono agisce direttamente sul corpo fisico e le frequenze possono essere inviate alle parti del corpo direttamente interessate. Sono stati provati empiricamente gli effetti della musica sui processi vegetativi come la pressione sanguigna, il ritmo cardiaco, la respirazione e la tensione muscolare.

In secondo luogo, l’applicazione di determinate frequenze, prodotte dalla voce, da uno strumento musicale, da un generatore elettrico di suoni o persino da un diapason a fiato, non incontra nella persona sottoposta a trattamento nessuna resistenza derivante da pregiudizi personali o culturali e quindi il problema estetico non ostacola il processo di guarigione.

Infine, il trattamento è completamente indolore e non sembra provocare effetti collaterali negativi[1].

[1] McClellan, Musica per guarire, op. cit. p. 65

L’applicazione terapeutica delle frequenze è fondata su due principi:

  1. il suono è un’energia vibratoria delle strutture del corpo attraverso la risonanza, definita come l’interazione di due corpi vibranti a frequenze pressoché uguali;

  2. ogni struttura del corpo ha la propria frequenza di risonanza naturale.

La malattia si verifica quando questa frequenza naturale viene alterata da frequenze che gli sono estranee, infatti un mutamento di frequenza causa un mutamento di energia e un mutamento di energia causa un mutamento di frequenza, perché entrambe sono in relazione. È quindi possibile determinare la frequenza naturale della struttura del corpo, introdurla al suo interno e, attraverso la risonanza, restituirle la sua frequenza naturale, così facendo la struttura riacquista salute ed armonia, e, nel caso di lesioni gravi, le cellule possono essere rigenerate.

Il processo di guarigione attraverso specifiche frequenze può avvenire in due modi: nel primo le frequenze impiegate vengono emesse da una fonte esterna alla persona sottoposta a trattamento, sia essa uno strumento musicale, la voce o strumenti elettronici appositamente progettati, e applicate da uno specialista. Nel secondo modo, si ricorre ad una forma di “auto-terapia” per prevenire l’insorgere della malattia o per correggere una condizione già manifesta, in questo caso la fonte sonora è la voce della persona interessata[1].

[1] McClellan, Musica per guarire, op. cit., p. 65-66

La natura vibratoria del corpo umano

Il corpo umano è costituito di un gran numero di sistemi vibratori interconnessi e interdipendenti, di frequenze e densità diverse, che funzionano all’interno del corpo fisico denso, il quale è la somma complessiva di tutti gli organi che lo compongono ed è veicolo di evoluzione spirituale nel mondo.

Come sostiene R. McClellan:[1]

"La sostanza del corpo è una sinfonia virtuale di frequenze, suoni e ritmi biologici, mentali ed emozionali che, nel loro fluire continuo, cercano di raggiungere e di mantenere lo stato di bilancio perfetto e di equilibrio."


All’interno del corpo fisico denso ci sono fluidi diversi e vari apparati: muscolare, scheletrico, circolatorio, respiratorio, digestivo, endocrino, nervoso, escretorio, riproduttivo. Fluidi e strutture sono costituiti di atomi che, aggregandosi, formano le molecole le quali, a loro volta, formano le diverse cellule dei muscoli, delle ossa, degli organi, delle ghiandole, dei nervi, del sangue e di tutti gli altri fluidi.

[1] McClellan, Randall, Musica per guarire, storia, teoria e pratica degli usi terapeutici del suono e della musica, Padova, Franco Muzzio editore, 1993, p. 49

Il sound delle cellule

Il filmato di una cellula molto ingrandita rivela un movimento incessante al suo interno sebbene la forma interna rimanga inalterata, così la descrive il dottor Guy Manners:


"Dove c’è movimento ci deve essere frizione e dove c’è frizione ci deve essere del suono. Magari impercettibile, certo, ma lì ci sarà suono, Ecco dunque che in quella cellula si avrà il suono.[1]"


[1] Manners, Peter Guy, “Conferenza”, Amherst, Massachusetts, 5 aprile 1983, in McClellan, Musica per guarire, p. 49

Ciascuna cellula del corpo produce quindi una frequenza o armonico risonante e, dato che alcuni organi come il fegato, ad esempi, sono composti di aggregati di tali cellule, ne consegue che ciascuna parte del corpo produce un proprio armonico equivalente a quello del tipo di cellula di cui si compone. Gli atomi che hanno la medesima frequenza tendono a combinarsi e a unirsi fra loro in base al principio di risonanza:


"Se due sistemi indipendenti, aventi ambedue la stessa frequenza di vibrazione naturale, sono in fase, si verifica una risonanza con il risultato che i valori massimi e minimi dell’oscillazione vengono raggiunti simultaneamente. I due sistemi vibrano all’unisono. In questo caso, i valori della forma dell’onda risultante, creata dall’unione delle due frequenze, superano quelli che ciascuna produrrebbe separatamente.[2]"

Le cellule che hanno la medesima frequenza naturale si combinano per formare i diversi sistemi e le diverse strutture del nostro essere fisico. Se ciascuna struttura è l’armonico delle cellule dalle quali è composta e conservata, si può affermare che il suono crea le strutture del corpo.

[2] Beasley, Victor, Your Electro-Vibratory Body, University of the Trees Press, Boulder Creek, California, 1978, pp. 19-20, in McClellan,Musica per guarire, p.51

Le frequenze dell'organismo

In base alla teoria di Itzhak Bentov[1], gli atomi del nostro corpo vibrano ad una frequenza di 10 alla 15 Hz, le molecole vibrano a quella di 10 alla 9 Hz, la frequenza di risposta delle cellule è di 10 alla 3 Hz e , scendendo di sei ottave, si ha la frequenza di 7,8 Hz che alcun ricercatori riconoscono come la frequenza del corpo umano.

Questi calcoli potrebbero indicare che più i vari sistemi del nostro corpo si fanno densi, più massa acquistano e più diminuisce la frequenza naturale della loro struttura; quindi la frequenza del sistema nervoso può essere più alta di quella degli organi e questa, a sua volta, può essere più alta del sistema osseo.

[1] Bentov, Ittzhak, Stalking the Wild Pendukum, New York, Bantam Books, 1979, pp. 57-58, in McClellan, Musica per guarire, p. 51


Finora è emerso il concetto che nel nostro corpo fisico ogni atomo ha una propria frequenza naturale e che, per effetto della risonanza, si aggrega ad atomi simili formando molecole la cui frequenza naturale è un armonico degli atomi stessi. Le molecole dello stesso armonico formano le cellule dei diversi tessuti e dei diversi fluidi, ciascuno dei quali ha la propria frequenza naturale, comunque la forma esterna di un tessuto si mantiene finché la sua frequenza è costante, sebbene al suo interno il movimento sia continuo. Tessuti e fluidi so mantengono in base al principio della risonanza e alla conseguente interazione degli armonici, quindi se un tessuto diventa più denso e acquista più massa, la frequenza del suo armonico naturale decresce[2].


Gli esperimenti condotti da Bentov e dai suoi collaboratori hanno individuato cinque sistemi risonanti all’interno del corpo umano:[3]

  1. Il sistema cuore-aorta, per effetto del pompaggio del sangue dal cuore all’aorta, produce nello scheletro un’onda stazionaria di 7 Hz che causa un movimento impercettibile nel corpo.

  2. In risposta a tale movimento, il cranio, fa oscillare il cervello e produce onde acustiche piane di 1.000 Hz che si riverberano nel cervello stesso.

  3. Tali onde acustiche attivano altre onde stazionarie nel terzo ventricolo (12.000 Hz) e nel ventricolo laterale (4.000 Hz) del cervello.

  4. La corteccia sensoriale è stimolata dalle onde stazionarie della corteccia cerebrale. Queste frequenze si collocano nell’intervallo di udibilità. Un campo magnetico pulsante si produce in ciascun emisfero del cervello

[2] McClellan, Musica per guarire, pp. 51-52, in op. cit. [3] Jenny, Hans,Cymatics, vol II, Basilea, Basilius Press, 1974, pp. 95-132, in op. cit. p.53


Bentov individua inoltre le frequenze fondamentali del cervello a 4.000 Hz, quelle della scatola cranica a 2.250 Hz, quelle del corpo in tutta la sua lunghezza a 375 Hz, quelle del tronco e della testa a 750 Hz e quelle del battito cardiaco a 2.000 Hz.

Gli altri suoni rilevati all’interno del corpo umano derivano dall’azione dei diversi sistemi e comprendono:

1-Il suono della circolazione del sangue nelle vene e nelle arterie;

2-Il suono del sistema nervoso;

3-Il suono della respirazione;

4-Il suono del sistema digestivo;

5-I suoni prodotti delle pulsazioni del cuore;

6-I suoni generati da ogni movimento delle ossa.

Tutti questi suoni si collocano nell’intervallo di frequenze udibili e si possono ascoltare facilmente tappandosi le orecchie.


Sulle onde del cervello...

Il cervello emette frequenze che corrispondono agli stati mentali ed emozionali; i ricercatori hanno registrato onde cerebrali comprese in un intervallo d 5 Hz a 22 Hz e le hanno divise in quattro categorie che sembrano correlarsi a quattro diversi stati di coscienza:

  1. Onde Beta: hanno una frequenza compresa tra 13 e 22 Hz e accompagnano l’attività corticale del pensiero; si producono quando l’attenzione dell’individuo è focalizzata sul mondo esterno.

  2. Onde Alfa: hanno una frequenza compresa tra8 e 12 Hz e sono tipiche di una persona normale sveglia e in stato di rilassamento; diventano più intense è più regolari se si chiudono gli occhi e si interrompe la registrazione visiva delle immagini, ma non vengono emesse durante la stimolazione sensoriale, il pensiero concettuale, le emozioni violente e lo sforzo per suscitarle. Chi pratica la meditazione produce queste onde durante il raccoglimento.

  3. Onde Theta: hanno una frequenza compresa tra 4 e 7 Hz e si emettono mentre si sta scivolando nel sonno o si è in meditazione profonda.

  4. Onde Delta: hanno una frequenza compresa tra 0.5 e 3.5 Hz e sono tipiche del sonno.

Secondo una spiegazione teorica sull’origine delle onde cerebrali, esse sono dovute all’oscillare ritmico e continuo delle polarità elettromagnetiche dei due emisferi del cervello[1].

[1] Beasley, Your Electro-Vibratory Body, pp.109-113, in op. cit. p. 55


Qualsiasi leggero mutamento nello stato fisico o mentale produce in tali onde variazioni di frequenza significative, in quanto sembrano rivelare l’esistenza di un sistema di retro-azioni fra il cervello, il resto del corpo e la mente. È un sistema integrato in cui mente/corpo sono inseparabili: quando il corpo si rilassa la frequenza delle onde cerebrali diminuisce, quando questa diminuisce il corpo si rilassa. Il processo può essere avviato dalla mente che ha la facoltà di governare sia le variazioni di frequenza, sia il rilassamento del corpo, attraverso le tecniche di respirazione; una volta avviato, il processo continuerà sotto il controllo della mente finché la frequenza delle onde si avvicina a 7 Hz o a un valore inferiore.

Bentov asserisce che "[…] durante la meditazione, lo scheletro e gli organi interni vibreranno tutti alla frequenza di 7 Hz. [1]"


Se questa affermazione è corretta, allora 7 Hz è la frequenza che indica lo stato di efficienza massima del sistema cervello/corpo, mentre la mente può occuparsi d’altro, ad esempio di conseguire la salute o fare esperienza dell’unità, attraverso la meditazione[2].

[1] Bentov, Stalking the Wild Pendulum, p. 59, in op. cit. p. 55 [2] McClellan, Musica per guarire, op. cit. p. 55



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